Il saggio offre una chiave di lettura del ruolo della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e della giurisprudenza della Corte di Strasburgo a partire dalla sentenza della Corte costituzionale 349/2007. Esso affronta il problema della nascita dei diritti umani (a partire dall'analisi della dicotomia diritti violati vs. diritti dichiarati), della questione dell'universalità dei diritti e della storicità del fondamento degli stessi come superamento della idea del fondamento metafisico. A partire da un'analisi della struttura del catalogo dei diritti umani, il saggio analizza i contenuti e la rilettura giurisprudenziale dell'art. 3 della Convenzione, in tema di divieto di tortura, trattamenti inumani o degradanti. In particolare vengono passate al vaglio della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo le questioni delle modalità esecutive della pena detentiva (ad esempio l'isolamento e il c.d "carcere duro" per gli appartenenti alla criminalità organizzata), del sovraffollamento delle carceri, delle condizioni di detenzione e della cesura con il mondo degli affetti che consegue alla esecuzione della reclusione. Una serie di riflessioni critiche sono dedicate al linguaggio dei diritti umani e al valore della parola che "spegne" la violenza.

Diritti dichiarati e diritti violati: teoria e prassi della sanzione penale al cospetto della convenzione europea dei diritti dell’uomo

MANNOZZI, GRAZIA
2011-01-01

Abstract

Il saggio offre una chiave di lettura del ruolo della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e della giurisprudenza della Corte di Strasburgo a partire dalla sentenza della Corte costituzionale 349/2007. Esso affronta il problema della nascita dei diritti umani (a partire dall'analisi della dicotomia diritti violati vs. diritti dichiarati), della questione dell'universalità dei diritti e della storicità del fondamento degli stessi come superamento della idea del fondamento metafisico. A partire da un'analisi della struttura del catalogo dei diritti umani, il saggio analizza i contenuti e la rilettura giurisprudenziale dell'art. 3 della Convenzione, in tema di divieto di tortura, trattamenti inumani o degradanti. In particolare vengono passate al vaglio della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo le questioni delle modalità esecutive della pena detentiva (ad esempio l'isolamento e il c.d "carcere duro" per gli appartenenti alla criminalità organizzata), del sovraffollamento delle carceri, delle condizioni di detenzione e della cesura con il mondo degli affetti che consegue alla esecuzione della reclusione. Una serie di riflessioni critiche sono dedicate al linguaggio dei diritti umani e al valore della parola che "spegne" la violenza.
8814155682
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11383/1757103
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