L’arco temporale che scorre da Valentiniano I a Onorio è centrale per la fioritura della città di Mediolanum, ma anche per la crescita della consapevolezza della rilevanza della conservazione delle infrastrutture idrauliche urbane, come si evince dalle costituzioni emanate nella capitale in epoca onoriana e volte alla tutela dell’integrità degli antichi giganti di pietra di Roma e della Campania, cuore dell’impero. Gli acquedotti rappresentano nel Tardo Antico un baluardo strategico di fondamentale importanza: l’autosuficienza idrica delle città, sottoposte spesso a stress militare dalle incursioni barbariche, diventa un elemento primario per le realtà urbane. Prima del trasferimento della corte di Onorio a Ravenna nel 402, Milano rappresenta ancora un modello pregnante di città imperiale nell’epoca in cui la centralità rispetto alla pianura e l’assenza di difese naturali non erano ancora considerati uno svantaggio: la situazione sarebbe mutata repentinamente proprio nell’ultimo quarto del IV secolo. In quel contesto, la grande città cisalpina doveva avvalersi di un sistema di distribuzione idrica all’altezza di una capitale imperiale e quindi, a specchio di Roma e Costantinopoli, tutta la struttura doveva essere ben articolata e studiata in un contesto territoriale in cui, se da una parte non vi era penuria di acque, dall’altra non si potevano sfruttare le pendenze in modo così semplice come in altre città. Senza dubbio una realtà con simili caratteristiche e una popolazione così abbondante, dove risiedeva stabilmente la corte e, di conseguenza una élite composta da funzionari, militari e popolazione economicamente agiata, aveva la necessità di distribuire capillarmente acqua potabile fresca e organoletticamente gradevole42. L’area, strategicamente rilevante, del ritrovamento della costruzione di cui tratta il presente volume e la sua ampiezza risultano, dal confronto con i castella aquarum pubblici e rispetto alla conformazione topografica cittadina, compatibili con una identificazione dell’edificio con un castellum per la distribuzione delle acque. Il fatto, poi, che le costituzioni conservate nel Codice Teodosiano si occupino nella sostanza di acquedotti posti geograficamente in luoghi ove si percepiva più fortemente il declino e il pericolo della mancanza della dovuta manutenzione indica, a mio avviso, che la situazione mediolanense doveva essere percepita come ancora sotto controllo, anche se l’abbandono da parte della corte della città costituirà un duro colpo per Milano, per la quale i secoli V e VI, fino alla distruzione durante la guerra gotica, furono forse i più duri della storia.
Castella aquarum e acquedotti pubblici nell'Italia tardoantica: profili giuridici
Paola Biavaschi
2025-01-01
Abstract
L’arco temporale che scorre da Valentiniano I a Onorio è centrale per la fioritura della città di Mediolanum, ma anche per la crescita della consapevolezza della rilevanza della conservazione delle infrastrutture idrauliche urbane, come si evince dalle costituzioni emanate nella capitale in epoca onoriana e volte alla tutela dell’integrità degli antichi giganti di pietra di Roma e della Campania, cuore dell’impero. Gli acquedotti rappresentano nel Tardo Antico un baluardo strategico di fondamentale importanza: l’autosuficienza idrica delle città, sottoposte spesso a stress militare dalle incursioni barbariche, diventa un elemento primario per le realtà urbane. Prima del trasferimento della corte di Onorio a Ravenna nel 402, Milano rappresenta ancora un modello pregnante di città imperiale nell’epoca in cui la centralità rispetto alla pianura e l’assenza di difese naturali non erano ancora considerati uno svantaggio: la situazione sarebbe mutata repentinamente proprio nell’ultimo quarto del IV secolo. In quel contesto, la grande città cisalpina doveva avvalersi di un sistema di distribuzione idrica all’altezza di una capitale imperiale e quindi, a specchio di Roma e Costantinopoli, tutta la struttura doveva essere ben articolata e studiata in un contesto territoriale in cui, se da una parte non vi era penuria di acque, dall’altra non si potevano sfruttare le pendenze in modo così semplice come in altre città. Senza dubbio una realtà con simili caratteristiche e una popolazione così abbondante, dove risiedeva stabilmente la corte e, di conseguenza una élite composta da funzionari, militari e popolazione economicamente agiata, aveva la necessità di distribuire capillarmente acqua potabile fresca e organoletticamente gradevole42. L’area, strategicamente rilevante, del ritrovamento della costruzione di cui tratta il presente volume e la sua ampiezza risultano, dal confronto con i castella aquarum pubblici e rispetto alla conformazione topografica cittadina, compatibili con una identificazione dell’edificio con un castellum per la distribuzione delle acque. Il fatto, poi, che le costituzioni conservate nel Codice Teodosiano si occupino nella sostanza di acquedotti posti geograficamente in luoghi ove si percepiva più fortemente il declino e il pericolo della mancanza della dovuta manutenzione indica, a mio avviso, che la situazione mediolanense doveva essere percepita come ancora sotto controllo, anche se l’abbandono da parte della corte della città costituirà un duro colpo per Milano, per la quale i secoli V e VI, fino alla distruzione durante la guerra gotica, furono forse i più duri della storia.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



