La storia medioevale ha riservato molte sorprese: mentre Isidoro scriveva, si consolidavano in tutta Europa le lingue romanze, che, durante il Medioevo, si parcellizzarono ancora, creando molti idiomi tra loro imparentati, ma spesso reciprocamente poco comprensibili; a loro volta le lingue germaniche si sviluppavano e si differenziarono, dando vita proprio all’incubo babelico dell’ispalense. Tuttavia, dal punto di vista ecclesiastico, culturale e scientifico, la battaglia di Isidoro si può dire abbia avuto successo: per molti secoli la lingua universale e veicolare europea, con cui i dotti hanno scritto e discusso di diritto, di teologia, di filosofia e di scienza, fu il latino, che permetteva la piena circolazione e comprensione delle opere. Anche i popoli europei continuarono per molti secoli ad ascoltare il latino durante le funzioni religiose, soprattutto nell’area cattolica, ove la liturgia mantenne viva la lingua fino ad oltre la metà del XX secolo. Per quanto riguarda la scienza, fu l’epoca illuminista a innovare profondamente, considerando il latino come la lingua di cui si era informato il vecchio mondo, da combattere e da abbattere. Tuttavia non era trascorso molto tempo dall’allontanamento delle scienze dure dal latino che esse cominciarono a cercare una nuova lingua universale reciprocamente comprensibile e il più possibile chiara: l’hanno trovata prima nel francese, poi nell’inglese. A prescindere dalla durata nel futuro dell’uso di tale lingua, che assai difficilmente raggiungerà il successo di quella latina, è palese che una lingua veicolare in particolare per le scienze esatte sia di enorme utilità. Il vagheggiamento isidoriano si è dimostrato e si dimostra non essere semplicemente l’idea di un sognatore, ma la riflessione di un autentico ‘traghettatore’ di cultura.
Dum videris unde ortum et nomen, citius vim eius intellegis. Isidoro di Siviglia e il sogno di una lingua e di un diritto universali
Paola Biavaschi
2025-01-01
Abstract
La storia medioevale ha riservato molte sorprese: mentre Isidoro scriveva, si consolidavano in tutta Europa le lingue romanze, che, durante il Medioevo, si parcellizzarono ancora, creando molti idiomi tra loro imparentati, ma spesso reciprocamente poco comprensibili; a loro volta le lingue germaniche si sviluppavano e si differenziarono, dando vita proprio all’incubo babelico dell’ispalense. Tuttavia, dal punto di vista ecclesiastico, culturale e scientifico, la battaglia di Isidoro si può dire abbia avuto successo: per molti secoli la lingua universale e veicolare europea, con cui i dotti hanno scritto e discusso di diritto, di teologia, di filosofia e di scienza, fu il latino, che permetteva la piena circolazione e comprensione delle opere. Anche i popoli europei continuarono per molti secoli ad ascoltare il latino durante le funzioni religiose, soprattutto nell’area cattolica, ove la liturgia mantenne viva la lingua fino ad oltre la metà del XX secolo. Per quanto riguarda la scienza, fu l’epoca illuminista a innovare profondamente, considerando il latino come la lingua di cui si era informato il vecchio mondo, da combattere e da abbattere. Tuttavia non era trascorso molto tempo dall’allontanamento delle scienze dure dal latino che esse cominciarono a cercare una nuova lingua universale reciprocamente comprensibile e il più possibile chiara: l’hanno trovata prima nel francese, poi nell’inglese. A prescindere dalla durata nel futuro dell’uso di tale lingua, che assai difficilmente raggiungerà il successo di quella latina, è palese che una lingua veicolare in particolare per le scienze esatte sia di enorme utilità. Il vagheggiamento isidoriano si è dimostrato e si dimostra non essere semplicemente l’idea di un sognatore, ma la riflessione di un autentico ‘traghettatore’ di cultura.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



