La frequenza de l tumore carcinoide dell' appendice e' sicuramente bassa e la sintomatologia il piu' delle volte si rende evidente solo in presenza di metastasi epatiche con quadri legati all'increzione della serotonina. Segnaliamo la presenza di un carcinoide dell'appendice in una paziente che ha presentato una recidiva pelvica dopo amputazione addomino-perineale. La paziente di 45 anni e' stata sottoposta al primo intervento nel 1992, in quella circostanza fu effettuata anche un' istero-annessiectomia di necessità perché la lesione apparentemente prendeva contatto con la parete posteriore della vagina, che per tale motivo veniva asportata. E' stata sottoposta successivamen te a un ciclo di radioterapia con acceleratore lineare (5200 cGy) in 4 settimane. Il controllo radiologico successivo mostrava la presenza di un tessuto cicatriziale pre-sacrale. A circa 8 mesi dal primo intervento la paziente ha iniziato a lamentare dolore irrad iato soprattutto in regione sacrale ed alquanto resistente alla terapia antalgica. Una TC successiva ha evidenziato la comparsa di una recidiva pre­sacrale d i circa 3 cm di diametro, abbastanza dellmitata. I markers sierici non hanno dimostrato modifiche, l'urografia era negativa. Per questo a un anno dal primo intervento la paziente e' stata sottoposta a interven to di second-look che ha dimostrato la presenza di una recidiva pre-sacrale e di un impegno degli ureteri piu' evidente a sinistra. In tale circostanza fu effettuata un'asportazione apparentemente completa della recidiva dopo aver isolato e preparato entambi gli ureteri. Nel post-operatorio sono stati eseguiti cicli di chemioterapia con 5-fluorouracile e lederfolin. La paziente ha poi eseguito un 'ulteriore follow-up intensivo e a 2 anni dal primo intervento ha presentato nuovamente dolore sacrale come unico sintomo. Dopo un'accurata ristadiazione che ha confermato l'unicità della zona interessata dalla recidiva, si è programmato un nuovo intervento di second-look. Questo e' stato condotto asportando nuovamente tutta la zona di interesse pre-sacrale, isolando gli ureteri e i vasi iliaci esterni e interni. Nel corso dell'esplorazione laparotomica è stata effenuata un'appendicectomia, perché questo viscere appariva macroscopicamente fibroso. L'esame istologico successivo ha dimostrato la presenza di un tumore carcinoide. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI. I tumori neuroendocrini dell'apparato digerente rappresentano un problema non ancora pienamente risolto dal punto di vista diagnostico-terapeutico, perché spesso la loro presenza viene segnalata clinicamente esclusivamente dalla presenza in circolo di sostanze attive. Esiste, viceversa, un'ampia serie di tumori che presentano caratteristiche citoarchitettoniche e morfofunzionali che consentono il loro inquadramento terapeutico. Abbiamo gia' segnalato nella nostra esperienza altre 25 neoplasie del retto inquadrate a un'attenta rivalutazione anatomo-patologica come appartenenti alle lesioni neuro-endocrine non secernenti. La prognosi di queste lesioni e' tuttavia scadente e sicuramente non assimilabile al quadro clinico della paziente in esame. La presenza di un carcinoide dell'appendice riscontrato occasionalmente ci hanno spinto a rivedere tutti i campioni ottenuti durante interventi precedenti, ma i patologi concludevano che coesistevano due differenti forme neoplastiche, mancando nel tumore primitivo del retto e nelle sue recidive tutti i markers citologici caratteristici dell'appartenenza neuroendocrina e biancastro.

Carcinoide dell'appendice in una recidiva pelvica da neoplasia del retto: presentazione di un caso clinico

GAETA, LUIGI
1995

Abstract

La frequenza de l tumore carcinoide dell' appendice e' sicuramente bassa e la sintomatologia il piu' delle volte si rende evidente solo in presenza di metastasi epatiche con quadri legati all'increzione della serotonina. Segnaliamo la presenza di un carcinoide dell'appendice in una paziente che ha presentato una recidiva pelvica dopo amputazione addomino-perineale. La paziente di 45 anni e' stata sottoposta al primo intervento nel 1992, in quella circostanza fu effettuata anche un' istero-annessiectomia di necessità perché la lesione apparentemente prendeva contatto con la parete posteriore della vagina, che per tale motivo veniva asportata. E' stata sottoposta successivamen te a un ciclo di radioterapia con acceleratore lineare (5200 cGy) in 4 settimane. Il controllo radiologico successivo mostrava la presenza di un tessuto cicatriziale pre-sacrale. A circa 8 mesi dal primo intervento la paziente ha iniziato a lamentare dolore irrad iato soprattutto in regione sacrale ed alquanto resistente alla terapia antalgica. Una TC successiva ha evidenziato la comparsa di una recidiva pre­sacrale d i circa 3 cm di diametro, abbastanza dellmitata. I markers sierici non hanno dimostrato modifiche, l'urografia era negativa. Per questo a un anno dal primo intervento la paziente e' stata sottoposta a interven to di second-look che ha dimostrato la presenza di una recidiva pre-sacrale e di un impegno degli ureteri piu' evidente a sinistra. In tale circostanza fu effettuata un'asportazione apparentemente completa della recidiva dopo aver isolato e preparato entambi gli ureteri. Nel post-operatorio sono stati eseguiti cicli di chemioterapia con 5-fluorouracile e lederfolin. La paziente ha poi eseguito un 'ulteriore follow-up intensivo e a 2 anni dal primo intervento ha presentato nuovamente dolore sacrale come unico sintomo. Dopo un'accurata ristadiazione che ha confermato l'unicità della zona interessata dalla recidiva, si è programmato un nuovo intervento di second-look. Questo e' stato condotto asportando nuovamente tutta la zona di interesse pre-sacrale, isolando gli ureteri e i vasi iliaci esterni e interni. Nel corso dell'esplorazione laparotomica è stata effenuata un'appendicectomia, perché questo viscere appariva macroscopicamente fibroso. L'esame istologico successivo ha dimostrato la presenza di un tumore carcinoide. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI. I tumori neuroendocrini dell'apparato digerente rappresentano un problema non ancora pienamente risolto dal punto di vista diagnostico-terapeutico, perché spesso la loro presenza viene segnalata clinicamente esclusivamente dalla presenza in circolo di sostanze attive. Esiste, viceversa, un'ampia serie di tumori che presentano caratteristiche citoarchitettoniche e morfofunzionali che consentono il loro inquadramento terapeutico. Abbiamo gia' segnalato nella nostra esperienza altre 25 neoplasie del retto inquadrate a un'attenta rivalutazione anatomo-patologica come appartenenti alle lesioni neuro-endocrine non secernenti. La prognosi di queste lesioni e' tuttavia scadente e sicuramente non assimilabile al quadro clinico della paziente in esame. La presenza di un carcinoide dell'appendice riscontrato occasionalmente ci hanno spinto a rivedere tutti i campioni ottenuti durante interventi precedenti, ma i patologi concludevano che coesistevano due differenti forme neoplastiche, mancando nel tumore primitivo del retto e nelle sue recidive tutti i markers citologici caratteristici dell'appartenenza neuroendocrina e biancastro.
8886235054
Benassai G, Mastrorilli M; Marano, A; Mori, S; Gaeta, Luigi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11383/1792477
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