All'indomani dell'ufficializzazione dell'apertura delle relazioni diplomatiche tra Italia e Repubblica Popolare Cinese (6 novembre 1970), la piccola comunità cinese d'Italia (circa 600 persone) era ancora in massima parte cittadina della Repubblica di Cina, il cui governo in esilio sull'isola di Taiwan, guidato dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang). Ma già vi erano tra loro soggetti che si andavano attivando per un riconoscimento del governo Rpc come unico legittimo, vuoi per affinità ideologica, vuoi per graduale consapevolezza dell'imminente ripudio dello status della Repubblica di Cina come governo cinese riconosciuto dalle Nazioni Unite. Per la maggior parte di questi cinesi, immigrati in Italia negli anni Venti e Trenta e poi sposatisi con donne italiane, la priorità era quella di potere un giorno tornare al proprio villaggio natìo e riallacciare i contatti con i propri famigliari, magari contribuire allo sviluppo locale in quanto "cinesi d'oltremare patriottici", gradualmente riconosciuti dalla Rpc come potenziali agenti di rilancio dell'economia cinese e di sviluppo delle relazioni internazionali, una volta che si fosse compiuta la svolta politica che aveva permesso il riavvicinamento agli USA e spianato la strada al riconoscimento in sede ONU.

Quando i cinesi d'Italia mutarono bandiera e diventarono "cinesi d'oltremare patriottici"

Daniele Brigadoi Cologna
2020

Abstract

All'indomani dell'ufficializzazione dell'apertura delle relazioni diplomatiche tra Italia e Repubblica Popolare Cinese (6 novembre 1970), la piccola comunità cinese d'Italia (circa 600 persone) era ancora in massima parte cittadina della Repubblica di Cina, il cui governo in esilio sull'isola di Taiwan, guidato dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang). Ma già vi erano tra loro soggetti che si andavano attivando per un riconoscimento del governo Rpc come unico legittimo, vuoi per affinità ideologica, vuoi per graduale consapevolezza dell'imminente ripudio dello status della Repubblica di Cina come governo cinese riconosciuto dalle Nazioni Unite. Per la maggior parte di questi cinesi, immigrati in Italia negli anni Venti e Trenta e poi sposatisi con donne italiane, la priorità era quella di potere un giorno tornare al proprio villaggio natìo e riallacciare i contatti con i propri famigliari, magari contribuire allo sviluppo locale in quanto "cinesi d'oltremare patriottici", gradualmente riconosciuti dalla Rpc come potenziali agenti di rilancio dell'economia cinese e di sviluppo delle relazioni internazionali, una volta che si fosse compiuta la svolta politica che aveva permesso il riavvicinamento agli USA e spianato la strada al riconoscimento in sede ONU.
https://www.ojs.unito.it/index.php/orizzontecina/issue/view/472
Immigrazione cinese in Italia; diaspora cinese in Europa; riconoscimento diplomatico della RPC; relazioni diplomatiche italo-cinesi; relazioni internazionali; cittadinanza; Guomindang; Partito Comunista Cinese; politiche di governo della diaspora; nazionalismo cinese; politiche identitarie.
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