Introduzione: Tra i differenti metodi di approccio indirizzati alla disassuefazione da fumo, il counseling da parte di un’equipe specializzata sembra fornire le migliori possibilità di successo, mentre gli altri metodi ottengono risultati relativamente comparabili tra loro. La disassuefazione è possibile soprattutto nell’ambiente ospedaliero dove le persone sono più motivate a smettere di fumare. Per questa ragione è essenziale sensibilizzare gli operatori sanitari affinché incoraggino attivamente gli utenti a smettere. Per favorire tale processo occorre che essi stessi siano i primi a non fumare. Lo scopo principale è lo studio delle caratteristiche dell’abitudine al fumo all’interno di una popolazione ospedaliera al fine di identificare gli operatori sanitari per i quali il counseling antifumo risulterebbe più efficace e, di conseguenza, lo scopo secondario è l’identificazione delle caratteristiche del miglior counselor. Materiali e metodi: In uno studio di tipo trasversale è stato selezionato, in un campione randomizzato, il 10% del personale di una azienda ospedaliera lombarda di 3500 dipendenti, bilanciato per i principali confondenti caratterizzati da età, sesso e livello di istruzione. Mediante questionario anonimo, sono state raccolte variabili socio-demografiche, di abitudine al fumo nonchè il livello di dipendenza da nicotina individuato tramite il Test di Fagerstrom. La rispondenza è risultata sufficiente in quanto pari al 90%. Risultati: Il dato della prevalenza di fumo per classe d’età indica che la popolazione più giovane e la più anziana fumano con una prevalenza inferiore alla classe d’età intermedia. L’eccesso di fumatori nelle classi d’età centrali è ascrivibile esclusivamente al gruppo dei non dirigenti. Durante il turno notturno, i dirigenti fumano con una prevalenza doppia rispetto ai non-dirigenti. Nella valutazione del livello di dipendenza, circa la metà della popolazione è collocata nella fascia bassa mentre solo il 15% mostra livelli molto elevati di dipendenza. Per valutare i rapporti tra i fattori caratterizzanti il grado di dipendenza dal fumo è stata usata l’analisi del componente principale, che ha mostrato come i casi più gravi si descrivono semplicemente ed in modo statisticamente significativo, con l’ora di inizio del fumo durante la giornata e l’incapacità di astenersi che è funzione del numero di sigarette fumate. Il dato più importante rispetto all’obiettivo dello studio è che i soggetti apparentemente disponibili ad essere aiutati ammontano al 28,4% dei fumatori. Discussione: I non dirigenti di età intermedia rappresentano il gruppo in cui è più facile trovare margini per interventi terapeuticamente efficaci perché più propensi ad essere aiutati e con meno probabilità hanno tentato strade alternative. La minor prevalenza del fumo tra i non dirigenti durante la turnazione notturna, sembrerebbe ulteriormente confermare la necessità di indirizzare la priorità di intervento ai non dirigenti, in quanto sono identificabili tempi più lunghi liberi da fumo su cui agire. L’infermiere addestrato al counseling antifumo verrebbe visto dai non-dirigenti più favorevolmente, in quanto pari grado, e (inoltre/mentre) potrebbe successivamente introdurre al resto dell’equipe specialistica. Un eventuale programma dovrà infine tenere conto della maggior propensione a smettere dichiarata dai forti fumatori in giovane età e dai fumatori leggeri in età più avanzata.

Counselling antifumo: a quali operatori ospedalieri rivolgere i programmi di intervento

De Vito G;
2008-01-01

Abstract

Introduzione: Tra i differenti metodi di approccio indirizzati alla disassuefazione da fumo, il counseling da parte di un’equipe specializzata sembra fornire le migliori possibilità di successo, mentre gli altri metodi ottengono risultati relativamente comparabili tra loro. La disassuefazione è possibile soprattutto nell’ambiente ospedaliero dove le persone sono più motivate a smettere di fumare. Per questa ragione è essenziale sensibilizzare gli operatori sanitari affinché incoraggino attivamente gli utenti a smettere. Per favorire tale processo occorre che essi stessi siano i primi a non fumare. Lo scopo principale è lo studio delle caratteristiche dell’abitudine al fumo all’interno di una popolazione ospedaliera al fine di identificare gli operatori sanitari per i quali il counseling antifumo risulterebbe più efficace e, di conseguenza, lo scopo secondario è l’identificazione delle caratteristiche del miglior counselor. Materiali e metodi: In uno studio di tipo trasversale è stato selezionato, in un campione randomizzato, il 10% del personale di una azienda ospedaliera lombarda di 3500 dipendenti, bilanciato per i principali confondenti caratterizzati da età, sesso e livello di istruzione. Mediante questionario anonimo, sono state raccolte variabili socio-demografiche, di abitudine al fumo nonchè il livello di dipendenza da nicotina individuato tramite il Test di Fagerstrom. La rispondenza è risultata sufficiente in quanto pari al 90%. Risultati: Il dato della prevalenza di fumo per classe d’età indica che la popolazione più giovane e la più anziana fumano con una prevalenza inferiore alla classe d’età intermedia. L’eccesso di fumatori nelle classi d’età centrali è ascrivibile esclusivamente al gruppo dei non dirigenti. Durante il turno notturno, i dirigenti fumano con una prevalenza doppia rispetto ai non-dirigenti. Nella valutazione del livello di dipendenza, circa la metà della popolazione è collocata nella fascia bassa mentre solo il 15% mostra livelli molto elevati di dipendenza. Per valutare i rapporti tra i fattori caratterizzanti il grado di dipendenza dal fumo è stata usata l’analisi del componente principale, che ha mostrato come i casi più gravi si descrivono semplicemente ed in modo statisticamente significativo, con l’ora di inizio del fumo durante la giornata e l’incapacità di astenersi che è funzione del numero di sigarette fumate. Il dato più importante rispetto all’obiettivo dello studio è che i soggetti apparentemente disponibili ad essere aiutati ammontano al 28,4% dei fumatori. Discussione: I non dirigenti di età intermedia rappresentano il gruppo in cui è più facile trovare margini per interventi terapeuticamente efficaci perché più propensi ad essere aiutati e con meno probabilità hanno tentato strade alternative. La minor prevalenza del fumo tra i non dirigenti durante la turnazione notturna, sembrerebbe ulteriormente confermare la necessità di indirizzare la priorità di intervento ai non dirigenti, in quanto sono identificabili tempi più lunghi liberi da fumo su cui agire. L’infermiere addestrato al counseling antifumo verrebbe visto dai non-dirigenti più favorevolmente, in quanto pari grado, e (inoltre/mentre) potrebbe successivamente introdurre al resto dell’equipe specialistica. Un eventuale programma dovrà infine tenere conto della maggior propensione a smettere dichiarata dai forti fumatori in giovane età e dai fumatori leggeri in età più avanzata.
2008
De Vito, G; Riva, Ma; Latocca, R; Lecchi, Gm; Gamba, A; Andreoni, M; Gessaga, V; Meroni, R; Cesana, Gc
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