L'articolo esamina le complesse sfide poste dall'avvento dell'Intelligenza Artificiale (IA) e, in particolare, della Generative AI (GenAI), sui presupposti fondamentali del diritto d'autore, concentrandosi sulla tutela degli input (opere utilizzate per l'addestramento) e degli output (contenuti generati) in una prospettiva comparata tra Unione Europea (U.E.) e Stati Uniti (U.S.). L'U.E. ha adottato un approccio regolatorio basato sulla Direttiva DSM e sul recente Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), che introduce eccezioni controllate per il text and data mining (TDM) e obblighi di trasparenza per i fornitori di modelli, con l'obiettivo di rafforzare il controllo dei titolari sui propri contenuti. Al contrario, gli Stati Uniti continuano ad affidarsi principalmente alla flessibilità della dottrina del fair use (Sezione 107 del Copyright Act), dove l'addestramento è spesso ritenuto un uso "profondamente trasformativo," specialmente se condotto su fonti legittime e senza un impatto diretto sul mercato potenziale dell'opera originale, benché la giurisprudenza rimanga intrinsecamente imprevedibile. Riguardo agli output, sia l'U.E. che gli U.S. confermano il requisito imprescindibile dell'autorialità umana: la protezione è riconosciuta solo in presenza di un apporto creativo umano originale, escludendola per le creazioni interamente generate dalla macchina. La recente Legge italiana n. 132/2025 consolida questo principio, stabilendo che la tutela è garantita solo se l’apporto intellettuale dell’uomo è riconoscibile, anche se assistito dall’IA. Il confronto evidenzia la tensione tra la spinta all'innovazione algoritmica e la necessità di preservare la funzione incentivante del copyright.
Il diritto d'autore nell'era dell'Intelligenza artificiale: problemi aperti e scenari futuri nella comparazione U.E./Stati Uniti
F. Ferrari
2025-01-01
Abstract
L'articolo esamina le complesse sfide poste dall'avvento dell'Intelligenza Artificiale (IA) e, in particolare, della Generative AI (GenAI), sui presupposti fondamentali del diritto d'autore, concentrandosi sulla tutela degli input (opere utilizzate per l'addestramento) e degli output (contenuti generati) in una prospettiva comparata tra Unione Europea (U.E.) e Stati Uniti (U.S.). L'U.E. ha adottato un approccio regolatorio basato sulla Direttiva DSM e sul recente Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), che introduce eccezioni controllate per il text and data mining (TDM) e obblighi di trasparenza per i fornitori di modelli, con l'obiettivo di rafforzare il controllo dei titolari sui propri contenuti. Al contrario, gli Stati Uniti continuano ad affidarsi principalmente alla flessibilità della dottrina del fair use (Sezione 107 del Copyright Act), dove l'addestramento è spesso ritenuto un uso "profondamente trasformativo," specialmente se condotto su fonti legittime e senza un impatto diretto sul mercato potenziale dell'opera originale, benché la giurisprudenza rimanga intrinsecamente imprevedibile. Riguardo agli output, sia l'U.E. che gli U.S. confermano il requisito imprescindibile dell'autorialità umana: la protezione è riconosciuta solo in presenza di un apporto creativo umano originale, escludendola per le creazioni interamente generate dalla macchina. La recente Legge italiana n. 132/2025 consolida questo principio, stabilendo che la tutela è garantita solo se l’apporto intellettuale dell’uomo è riconoscibile, anche se assistito dall’IA. Il confronto evidenzia la tensione tra la spinta all'innovazione algoritmica e la necessità di preservare la funzione incentivante del copyright.| File | Dimensione | Formato | |
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