Il contributo esamina il modello spagnolo di cooperazione tra Stato e confessioni religiose attraverso il caso paradigmatico della Fundación Pluralismo y Convivencia. L’analisi muove dal quadro costituzionale del 1978 e dalla giurisprudenza del Tribunale Costituzionale, che ha enucleato i principi di libertà religiosa, non discriminazione, laicità e cooperazione, per evidenziare l’emergere di una bilateralità diffusa, articolata su più livelli territoriali mediante strumenti di soft law. Istituita nel 2005, la Fondazione opera come snodo di coordinamento multilivello tra amministrazione centrale, Comunità Autonome ed enti locali, attraverso programmi quali Municipios por la Tolerancia, l’Observatorio del Pluralismo Religioso e la mediazione dei conflitti relativi ai luoghi di culto. Particolare attenzione viene riservata al ruolo trasversale della clausola di ordine pubblico, intesa non quale limite meramente difensivo, bensì come criterio interno di razionalizzazione delle politiche pubbliche, idoneo a orientare le amministrazioni verso soluzioni proporzionate e non discriminatorie. Il contributo discute, infine, alcuni profili problematici del modello, segnatamente la marginalizzazione delle convinzioni filosofiche e non religiose e la dipendenza dai finanziamenti pubblici, prospettando la rilevanza del paradigma iberico per l’ordinamento italiano.
La cooperazione nel governo della libertà religiosa in Spagna: l’esperienza della Fundación Pluralismo y Convivencia
Antonio Angelucci
2026-01-01
Abstract
Il contributo esamina il modello spagnolo di cooperazione tra Stato e confessioni religiose attraverso il caso paradigmatico della Fundación Pluralismo y Convivencia. L’analisi muove dal quadro costituzionale del 1978 e dalla giurisprudenza del Tribunale Costituzionale, che ha enucleato i principi di libertà religiosa, non discriminazione, laicità e cooperazione, per evidenziare l’emergere di una bilateralità diffusa, articolata su più livelli territoriali mediante strumenti di soft law. Istituita nel 2005, la Fondazione opera come snodo di coordinamento multilivello tra amministrazione centrale, Comunità Autonome ed enti locali, attraverso programmi quali Municipios por la Tolerancia, l’Observatorio del Pluralismo Religioso e la mediazione dei conflitti relativi ai luoghi di culto. Particolare attenzione viene riservata al ruolo trasversale della clausola di ordine pubblico, intesa non quale limite meramente difensivo, bensì come criterio interno di razionalizzazione delle politiche pubbliche, idoneo a orientare le amministrazioni verso soluzioni proporzionate e non discriminatorie. Il contributo discute, infine, alcuni profili problematici del modello, segnatamente la marginalizzazione delle convinzioni filosofiche e non religiose e la dipendenza dai finanziamenti pubblici, prospettando la rilevanza del paradigma iberico per l’ordinamento italiano.| File | Dimensione | Formato | |
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