Introduzione. La valutazione del rischio biologico occupazionale presuppone una caratterizzazione dell’esposizione capace di integrare identità e vitalità degli agenti, concentrazione, distribuzione dimensionale e variabilità spazio-temporale. Le metodiche colturali, microscopiche e molecolari forniscono informazioni complementari, ma differiscono per selettività, tempi analitici e rappresentatività. Le tecniche in tempo reale basate sulla fluorescenza indotta da radiazione ultravioletta (UV-LIF) ampliano questo quadro, consentendo di descrivere eventi espositivi transitori, pur richiedendo validazione biologica e contestualizzazione. Obiettivi. Esaminare criticamente l’evoluzione dei metodi per la valutazione dell’esposizione a bioaerosol e approfondire l’applicabilità della UV-LIF in scenari occupazionali reali, con riferimento a prestazioni, qualità del dato, comparabilità inter-strumentale e integrazione con metodiche offline. Metodi. È stata condotta una sintesi critica delle principali metodiche di campionamento, quantificazione e caratterizzazione dei bioaerosol, considerando capacità informative, risoluzione temporale, rappresentatività e limiti interpretativi. Un approfondimento è stato dedicato in particolare alle tecniche UV-LIF, mediante una revisione sistematica di 76 studi, valutando prestazioni analitiche, criteri di classificazione, applicazioni indoor e occupazionali, confronti con metodi di riferimento e requisiti per l’impiego in campo, inclusi armonizzazione dimensionale, controllo delle modalità operative e analisi dell’accordo inter-strumentale. Risultati. Il quadro metodologico attuale evidenzia una marcata complementarità tra tecniche colturali, microscopiche, molecolari e strumentazione in tempo reale, ciascuna caratterizzata da differenti capacità di rilevazione, specificità biologica, risoluzione temporale e requisiti analitici. Le metodiche offline restano indispensabili per la conferma dell’identità e, secondo l’approccio, della vitalità degli agenti, ma risultano meno efficaci nel descrivere eventi brevi, attività intermittenti e rapide variazioni delle condizioni espositive. In questo contesto, la UV-LIF mostra potenzialità rilevanti per la caratterizzazione ad alta risoluzione temporale di episodi emissivi e pattern associati a sorgenti, attività, presenza umana e ventilazione. Le applicazioni in ambienti occupazionali reali sono tuttavia ancora limitate rispetto agli studi di laboratorio e ambientali. La qualità e l’interpretabilità del dato dipendono da dimensione e stato delle particelle, soglie di fluorescenza, calibrazione, configurazione ottica, trattamento dei dati e presenza di interferenti non biologici. Il confronto inter-strumentale mostra inoltre che andamenti temporali concordanti possono associarsi a differenze sistematiche nelle concentrazioni misurate; la comparabilità richiede pertanto classi dimensionali armonizzate, procedure di calibrazione dedicate e metriche di accordo, oltre alla sola correlazione. Conclusione. La UV-LIF rappresenta un utile complemento ai metodi convenzionali per descrivere con elevata risoluzione temporale eventi espositivi e variazioni associate a sorgenti e attività. La sola rilevazione di particelle fluorescenti non consente tuttavia di stabilirne identità, vitalità o rilevanza per la valutazione del rischio. L’interpretazione è quindi più affidabile quando integra caratteristiche dimensionali, informazioni sullo scenario espositivo e metodiche microbiologiche o molecolari di conferma.
Aggiornamenti in tema di metodi per la valutazione del rischio biologico
Cavallo D.
Primo
;Carminati A.Secondo
;Borghi F.;Spinazzè A.Penultimo
;Cattaneo A.Ultimo
2026-01-01
Abstract
Introduzione. La valutazione del rischio biologico occupazionale presuppone una caratterizzazione dell’esposizione capace di integrare identità e vitalità degli agenti, concentrazione, distribuzione dimensionale e variabilità spazio-temporale. Le metodiche colturali, microscopiche e molecolari forniscono informazioni complementari, ma differiscono per selettività, tempi analitici e rappresentatività. Le tecniche in tempo reale basate sulla fluorescenza indotta da radiazione ultravioletta (UV-LIF) ampliano questo quadro, consentendo di descrivere eventi espositivi transitori, pur richiedendo validazione biologica e contestualizzazione. Obiettivi. Esaminare criticamente l’evoluzione dei metodi per la valutazione dell’esposizione a bioaerosol e approfondire l’applicabilità della UV-LIF in scenari occupazionali reali, con riferimento a prestazioni, qualità del dato, comparabilità inter-strumentale e integrazione con metodiche offline. Metodi. È stata condotta una sintesi critica delle principali metodiche di campionamento, quantificazione e caratterizzazione dei bioaerosol, considerando capacità informative, risoluzione temporale, rappresentatività e limiti interpretativi. Un approfondimento è stato dedicato in particolare alle tecniche UV-LIF, mediante una revisione sistematica di 76 studi, valutando prestazioni analitiche, criteri di classificazione, applicazioni indoor e occupazionali, confronti con metodi di riferimento e requisiti per l’impiego in campo, inclusi armonizzazione dimensionale, controllo delle modalità operative e analisi dell’accordo inter-strumentale. Risultati. Il quadro metodologico attuale evidenzia una marcata complementarità tra tecniche colturali, microscopiche, molecolari e strumentazione in tempo reale, ciascuna caratterizzata da differenti capacità di rilevazione, specificità biologica, risoluzione temporale e requisiti analitici. Le metodiche offline restano indispensabili per la conferma dell’identità e, secondo l’approccio, della vitalità degli agenti, ma risultano meno efficaci nel descrivere eventi brevi, attività intermittenti e rapide variazioni delle condizioni espositive. In questo contesto, la UV-LIF mostra potenzialità rilevanti per la caratterizzazione ad alta risoluzione temporale di episodi emissivi e pattern associati a sorgenti, attività, presenza umana e ventilazione. Le applicazioni in ambienti occupazionali reali sono tuttavia ancora limitate rispetto agli studi di laboratorio e ambientali. La qualità e l’interpretabilità del dato dipendono da dimensione e stato delle particelle, soglie di fluorescenza, calibrazione, configurazione ottica, trattamento dei dati e presenza di interferenti non biologici. Il confronto inter-strumentale mostra inoltre che andamenti temporali concordanti possono associarsi a differenze sistematiche nelle concentrazioni misurate; la comparabilità richiede pertanto classi dimensionali armonizzate, procedure di calibrazione dedicate e metriche di accordo, oltre alla sola correlazione. Conclusione. La UV-LIF rappresenta un utile complemento ai metodi convenzionali per descrivere con elevata risoluzione temporale eventi espositivi e variazioni associate a sorgenti e attività. La sola rilevazione di particelle fluorescenti non consente tuttavia di stabilirne identità, vitalità o rilevanza per la valutazione del rischio. L’interpretazione è quindi più affidabile quando integra caratteristiche dimensionali, informazioni sullo scenario espositivo e metodiche microbiologiche o molecolari di conferma.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



