Introduzione. L’esposizione occupazionale al Cromo (Cr) nei saldatori, in particolare al Cromo esavalente [Cr(VI)], classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (Gruppo- 1), rappresenta una priorità per la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti[1,2], nonostante il miglioramento delle misure di protezione e la conseguente riduzione dell’esposizione. La valutazione del rischio risulta complessa per la marcata eterogeneità dei processi di saldatura e delle condizioni operative, che influenzano le caratteristiche quali- quantitative delle emissioni[3], e per le criticità analitiche nella determinazione del Cr(VI). L’integrazione tra monitoraggio ambientale e biologico può ottimizzare la caratterizzazione dell’esposizione e il processo di valutazione e gestione del rischio. Obiettivi. Valutare l’esposizione al Cr in addetti alla saldatura mediante una strategia integrata di monitoraggio ambientale e biologico, esaminando l’impatto di differenti metodiche analitiche sulla determinazione del Cr aerodisperso e il ruolo di due indicatori biologici, Cromo urinario (Cr-U) e Cromo nel condensato dell’aria esalata (Cr-CAE) nel monitoraggio dell’esposizione. Metodi. Concentrazioni di Cr-totale e Cr(VI) sono state determinate nel particolato aerodisperso campionato per l’intero turno lavorativo (8h) nella zona di respirazione di 22 saldatori e 10 controlli di due aziende metalmeccaniche del Nord-Italia. Sono stati applicati due protocolli analitici, NIOSH 7600 e ISO 17075, modificato per limitare la possibile ossidazione del Cr(III) a Cr(VI) in fase estrattiva e ottimizzare il recupero del Cr(VI). Il Cr-U è stato determinato in campioni raccolti pre-turno/inizio settimana e post- -turno/fine settimana lavorativa; il CAE esclusivamente post- -turno, secondo metodologia standardizzata[2]. La determinazione del Cr è stata effettuata mediante spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente. Risultati. Nei lavoratori esposti, le concentrazioni aerodisperse di Cr‑totale e Cr(VI) risultavano inferiori ai valori limite di esposizione professionale, ma superiori rispetto ai controlli. Per il Cr‑totale si rilevavano valori medi pari a 0,39 μg/m3 (NIOSH) e 0,19 μg/m3 (ISO) negli esposti, rispetto a 0,11 e 0,01 μg/m3 nei controlli, rispettivamente; per il Cr(VI) 0,07 e 0,05 μg/m3 contro 0,03 e 0,001 μg/m3. I valori sono risultati significativamente più elevati con la metodologia NIOSH 7600 rispetto alla ISO 17075 (p<0,05), come pure nella saldatura MMA rispetto alla TIG (p<0,05). Nel monitoraggio biologico, il Cr‑U pre‑ e post‑turno era più elevato nei saldatori rispetto ai controlli (GM 0,34 e 0,36 vs 0,05 μg/g creatinina; p<0,05), mentre il Cr‑CAE non mostrava differenze significative, come pure nessuna correlazione significativa è emersa tra il Cr aerodisperso e biomarcatori. Conclusioni. Il monitoraggio ambientale ha evidenziato una variabilità dei livelli espositivi legata al processo di saldatura e alle differenze metodologiche, con il metodo NIOSH 7600 soggetto a sovrastima del Cr(VI) per possibile ossidazione parziale del Cr(III) a Cr(VI) durante l’estrazione alcalina. Il monitoraggio biologico ha confermato l’utilità del CrU nella valutazione dell’esposizione, mentre il CrCAE ha mostrato sensibilità limitata e scarsa affidabilità interpretativa, influenzate dall’elevata variabilità del volume campionato e dall’assenza di un adeguato indicatore di diluizione. Nel complesso, pur su un campione ridotto, i risultati sottolineano la necessità di integrare monitoraggio ambientale e biologico e di sviluppare procedure standardizzate di campionamento e analisi per una corretta interpretazione dei dati e una gestione efficace del rischio.
Esposizione occupazionale al cromo totale e cromo esavalente nei saldatori: studio integrato di monitoraggio ambientale e biologico.
Spinazzè A.;Zellino C.;Cattaneo A.;Recchia S.;Dossi C.;Cavallo D.;
2026-01-01
Abstract
Introduzione. L’esposizione occupazionale al Cromo (Cr) nei saldatori, in particolare al Cromo esavalente [Cr(VI)], classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (Gruppo- 1), rappresenta una priorità per la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti[1,2], nonostante il miglioramento delle misure di protezione e la conseguente riduzione dell’esposizione. La valutazione del rischio risulta complessa per la marcata eterogeneità dei processi di saldatura e delle condizioni operative, che influenzano le caratteristiche quali- quantitative delle emissioni[3], e per le criticità analitiche nella determinazione del Cr(VI). L’integrazione tra monitoraggio ambientale e biologico può ottimizzare la caratterizzazione dell’esposizione e il processo di valutazione e gestione del rischio. Obiettivi. Valutare l’esposizione al Cr in addetti alla saldatura mediante una strategia integrata di monitoraggio ambientale e biologico, esaminando l’impatto di differenti metodiche analitiche sulla determinazione del Cr aerodisperso e il ruolo di due indicatori biologici, Cromo urinario (Cr-U) e Cromo nel condensato dell’aria esalata (Cr-CAE) nel monitoraggio dell’esposizione. Metodi. Concentrazioni di Cr-totale e Cr(VI) sono state determinate nel particolato aerodisperso campionato per l’intero turno lavorativo (8h) nella zona di respirazione di 22 saldatori e 10 controlli di due aziende metalmeccaniche del Nord-Italia. Sono stati applicati due protocolli analitici, NIOSH 7600 e ISO 17075, modificato per limitare la possibile ossidazione del Cr(III) a Cr(VI) in fase estrattiva e ottimizzare il recupero del Cr(VI). Il Cr-U è stato determinato in campioni raccolti pre-turno/inizio settimana e post- -turno/fine settimana lavorativa; il CAE esclusivamente post- -turno, secondo metodologia standardizzata[2]. La determinazione del Cr è stata effettuata mediante spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente. Risultati. Nei lavoratori esposti, le concentrazioni aerodisperse di Cr‑totale e Cr(VI) risultavano inferiori ai valori limite di esposizione professionale, ma superiori rispetto ai controlli. Per il Cr‑totale si rilevavano valori medi pari a 0,39 μg/m3 (NIOSH) e 0,19 μg/m3 (ISO) negli esposti, rispetto a 0,11 e 0,01 μg/m3 nei controlli, rispettivamente; per il Cr(VI) 0,07 e 0,05 μg/m3 contro 0,03 e 0,001 μg/m3. I valori sono risultati significativamente più elevati con la metodologia NIOSH 7600 rispetto alla ISO 17075 (p<0,05), come pure nella saldatura MMA rispetto alla TIG (p<0,05). Nel monitoraggio biologico, il Cr‑U pre‑ e post‑turno era più elevato nei saldatori rispetto ai controlli (GM 0,34 e 0,36 vs 0,05 μg/g creatinina; p<0,05), mentre il Cr‑CAE non mostrava differenze significative, come pure nessuna correlazione significativa è emersa tra il Cr aerodisperso e biomarcatori. Conclusioni. Il monitoraggio ambientale ha evidenziato una variabilità dei livelli espositivi legata al processo di saldatura e alle differenze metodologiche, con il metodo NIOSH 7600 soggetto a sovrastima del Cr(VI) per possibile ossidazione parziale del Cr(III) a Cr(VI) durante l’estrazione alcalina. Il monitoraggio biologico ha confermato l’utilità del CrU nella valutazione dell’esposizione, mentre il CrCAE ha mostrato sensibilità limitata e scarsa affidabilità interpretativa, influenzate dall’elevata variabilità del volume campionato e dall’assenza di un adeguato indicatore di diluizione. Nel complesso, pur su un campione ridotto, i risultati sottolineano la necessità di integrare monitoraggio ambientale e biologico e di sviluppare procedure standardizzate di campionamento e analisi per una corretta interpretazione dei dati e una gestione efficace del rischio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



